I report sull’AI iniziano a contare, ma restano poco chiari
La notizia SEO più rilevante in vista del 7 giugno 2026 è il nuovo reporting di Google in Search Console sulla visibilità nella AI generativa. Secondo Google, i nuovi report mostrano dove compaiono le pagine in AI Overviews, AI Mode e nelle funzioni AI di Discover, con dati su impression, pagine, Paesi, dispositivi e date. Il problema è che il rollout è ancora limitato e nei report mancano ancora i clic, cioè il dato che serve davvero ai proprietari dei siti per capire se le risposte AI stanno portando benefici o danni.
Search Engine Roundtable e Search Engine Journal hanno descritto lo stesso nodo in modo molto diretto: gli editori ricevono qualche dato sulla visibilità e, nel Regno Unito, anche un’opzione per escludersi dalle funzioni di ricerca AI, ma non hanno ancora abbastanza dati sul traffico per prendere decisioni di business con sicurezza. SEJ ha anche sottolineato che l’intervento della CMA britannica spinge Google verso attribuzioni più chiare e maggiori tutele sull’opt-out.
Ranking più stabili dopo il core update
Oggi il meteo delle SERP è più tranquillo: 4,6/10 di volatilità parziale, con gli ultimi due giorni completi tornati su livelli normali dopo una fase più agitata a inizio settimana. Il quadro è coerente con il core update di maggio 2026, concluso il 2 giugno dopo un rollout irregolare iniziato il 21 maggio. Search Engine Land lo ha definito un aggiornamento importante, con oscillazioni visibili nei ranking, quindi se hai notato variazioni di traffico, questo è il momento giusto per considerare il nuovo punto di riferimento post-update.
Cosa fare ora
- Controlla Search Console per individuare eventuali cali anomali dopo il 2 giugno.
- Se nel tuo account compaiono i report AI, considera le impression senza clic come un segnale indicativo, non come prova del valore reale in termini di traffico.
- Diffida dai fornitori che promettono soluzioni miracolose per la SEO legata all’AI. Nelle linee guida aggiornate, Google invita esplicitamente le aziende a mettere in discussione gli strumenti di terze parti e le promesse SEO poco trasparenti.